LA PROVINCIA E LE TRADIZIONI POPOLARI

 

     La provincia viene comunemente intesa come zona periferica, subalterna e dipendente rispetto a un centro cittadino che è considerato il motore della società e quindi il luogo ove il progresso, non solo in campo economico ma anche in quello intellettuale, nasce e si sviluppa.

     Anche lo sguardo dello studioso di provincia, viene considerato opaco in ampiezza ed estensione e forse in un certo senso ciò è vero, tuttavia il suo sguardo, può anche brillare per profondità ed acutezza analitica.

     La verità, come sempre sta nel mezzo, nel senso che non bisogna cadere nel provincialismo, e cioè in una situazione di beato isolamento subalterno e perdente, rispetto ai centri cittadini, ma occorre che lo studioso di provincia si ponga in relazione con i centri culturali delle città, in modo da allargare i suoi orizzonti e nello stesso tempo permettere quello scambio che renderebbe ininfluenti i condizionamenti geografici.

     A tal proposito Leonardo Sciascia diceva : “Provincialismo non è il vivere in provincia e il fare della provincia oggetto di rappresentazione : provincialismo e il serrarsi nella provincia con appagamento, con soddisfazione, considerando inamovibili ed impareggiabili i modi di essere, le regole, i comportamenti; e senza mai guardare a quel che fuori della provincia accade senza riceverne avvertimenti, stimoli, provocazioni al pensare feconde, alla visione della realtà fermentante”.( Sciascia 1989:111) 

     È vero che in passato coloro che si sono adoperati nella ricerca della memoria popolare erano per lo più esponenti dell’aristocrazia agraria, o della media borghesia locale che, sentendosi minacciati nel proprio sistema di valori e stile di vita dallo spirito dei tempi nuovi, guardavano l’universo del mondo culturale dei ceti popolari con toni ora romantici, ora paternalistici, ora nostalgici, ora moralistici, con lo scopo di conservare quel mondo popolare per preservare il loro stesso mondo.

     Nella raccolta delle tradizioni popolari del popolo siciliano un posto miliare spetta al medico palermitano Pitrè che fondò nel 1882 l’ archivio per lo studio delle tradizioni popolari; egli grazie alla sua mente organizzatrice ed animatrice ed al suo temperamento instancabile e dinamico e grazie al gran numero di collaboratori che riuscì a trovare ed a coinvolgere ( letterati, filologi, dialettologi, storici, o anche più comunemente uomini colti della provincia che si trasformarono in demologi o comunque in informatori e collaboratori periferici) portò come risultato all’ archiviazione di un formidabile patrimonio che sarebbe andato probabilmente disperso.

     Tra i collaboratori del Pitrè vanno ricordati: il canonico Fortunato Mondello, Carlo Simiani di Trapani, Raffaele Castelli di Mazara,Mattia Di Martino di Noto, Giuseppe Bianca di Avola, Francesco Minà Palunbo di Castelbuono, Gaetano Di Giovanni di Casteltermini, Mariano La Via di Nicosia.

     L’opera del Pitrè ha avuto il grande pregio di scavalcare l’iniziale fine della raccolta e della conservazione delle tradizioni popolari del popolo Siciliano per poi trasmettere all’esterno della Sicilia il marteriale raccolto col fine di stabilire “un rapporto tra regione e nazione, che non annullava nè l’uno né l’altro dei due termini”.(Cirese 968:29).

     L’opera del Pitrè in collaborazione con numerosi studiosi siciliani contribuì all’opera di demolizione della tradizione municipalistica ed alla elaborazione dell’articolato panorama politico e sociale della nuova Italia.

     Oggi il significato del rinnovato interesse verso le tradizioni popolari, è motivato dal grande richiamo turistico, che tali manifestazioni esercitano ed in regioni come la Sicilia a grande vocazione turistica e fortissima disoccupazione è auspicabile che queste vengano sempre più rivitalizzate anche come prospettiva di lavoro oltre che per l’intrinseco interesse culturale.

     A Giardinello oltre alla festa tipicamente religiosa del SS. Crocifisso, che si tiene nel mese di Agosto e che è caratterizzata dalla processione, dai giochi d’artificio e dalle serate musicali, vanno pure ricordate molte altre ricorrenze tradizionali che mostrano interessanti peculiarità alcune delle quali rimangono ormai solo nel ricordo dei più anziani.

L’ANTICA TRADIZIONE DEI “VECCHI FUSI”

FESTA DI S. GIUSEPPE

RICORRENZA DELLA MADONNA DELLA S. CROCE

TRADIZIONI PASQUALI

IL CARNEVALE

FESTA DEL CORPUS DOMINI

IL LUTTO NELLA TRADIZIONE

L’UCCISIONE DEL GALLO A GIARDINELLO

FESTA DI S. LUCIA

NATALE E REALIZZAZIONE DEL PRESEPE VIVENTE