NOTIZIE STORICHE DEL COMUNE DI GIARDINELLO

A PARTIRE DAL 1300

Prima del 1400 la proprietà del territorio di Giardinello era del monastero di S. Caterina di Palermo come si può ricavare dall’atto risalente al 1352 redatto dal notaio Enrico Citella nel quale un tale Gerbasio de Matina e la moglie Ilaria donano in perpetuo un pezzo di terra in contrada Bonagrazia al monastero di S. Martino delle Scale.

Il terreno ceduto infatti, si dice nell’atto, è confinante "cum terris monasterii Sanctae Caterinae de Panormo et cum terris Montis Regalis Ecclesiae quae dicuntur Litendi".

Per essere più chiari tale possedimento confinava da un lato col territorio di Giardinello di proprietà delle suore di S. Caterina del Cassero di Palermo e dall’altro con le terre dell’Arcivescovato di Monreale, per donativo di Guglielmo II, e poi acquistate all’inizio del XV secolo dai monaci di S. Martino delle Scale.

Le suore di S.Caterina del Cassero di Palermo cedettero questo vasto territorio in Enfiteusi all’Arcivescovato di Monreale nel 1429, per 12 once d’oro annue.

Questo territorio venne poi, intorno al 1500, suddiviso in tre parti: Mandra di Mezzo (100 salme), Munkilebbi (90 salme) e Jardinelli (150 salme di cui 60 lavorative e 90 incoltivabili). Questi tre feudi facevano parte della Camperia di Monreale una delle sei Camperie nelle quali vennero raggruppati i 72 feudi posseduti dall’Arcivescovato di Monreale.

Le altre cinque Camperie erano: Piana dei Greci, Balletto, Calatrasi, Bisacquino, Alcamo. Ogni Camperia consisteva nella giurisdizione che gli Arcivescovi concedevano in "gabbella", cioè in cambio di una certa somma di denaro che il Campiere doveva versare ogni anno. Il primo riferimento storico sulla esistenza del centro abitato di Giardinello viene fatto da V. Amico nel suo "Fazello" (lib. 10 pag. 474 nota 4) del 1850 con le seguenti parole: "Monchilebis oppidulum ac Jardinellorum, quae recentis sunt originis tumulisque incubant….". Lo stesso V. Amico nel suo " Dizionario topografico della Sicilia" del 1855 fa una descrizione di Giardinelli dicendo :"E’ formato da 51 case e da 209 abitanti nel 1760 ed erano 170 nel 1713 . La chiesa del paese è dedicata a S. Giuseppe, sposo della Vergine".

Il feudo di "Giardinelli" fu poi ceduto per 28 once annue da Giorgio de Rinaldo, procuratore dell’Arcivescovo di Monreale Alfonso di Aragona a Vincenzo Platamone.

Passò nelle mani dei suoi successori e poi a Leonora (o Leonardo) Gianguercio, quindi a Francesco Bargellini; la figlia di quest’ultimo, e cioè Melchiorra Bargellini del Castrone sposò Antonio Cottone e Amato Marchese di Altamira ed a questi portò in dote il feudo e la Baronia di Giardinello.

Nel descrivere tale feudo F.E.Gaetani Marchese di Villabianca nella sua "Sicilia Nobile" riferisce:

"Mostrasi grande di 150 salme di terra, ed ha buone case, vigne, olivi assai e quantità di carrubbe. Vi si trovano un mulino, una cartiera e un trappeto per l’olio con altre comodità".

Antonio Cottone lasciò il feudo al figlio Giuseppe Gaetano Cottone e questi alla figlia Melchiorra Emanuela Cottone e Tarallo che lo portò in dote al marito Salvatore Valguarnera La Grua principe di Niscemi (infeudazione 22-2-1762 Cons. di Reg. mercedes, reg. 517 foglio 90).

Il feudo ed il titolo del principe di Niscemi passò al figlio Corrado Valguarnera e Cottone e poi al figlio di questi Fulco Valguarnera e Ruffo che sposatosi a 19 anni con Caterina Allegri morì il 16-7-1837 senza lasciare figli.

Fulco Valguarnera lasciò alla moglie la casa di Giardinello col giardino fino al sesto balcone dalla chiesa per tre anni mentre il titolo di principe ed il feudo passarono nelle mani del fratello Giuseppe Valguarnera e Ruffo che sposò Caterina Tomasi figlia di Giuseppe principe di Lampedusa.

Dal matrimonio di Giuseppe Valguarnera e Ruffo nacque Corrado Valguarnera Tomasi che ereditò il titolo e il feudo e da questo tutto passò nelle mani del figlio Giuseppe Valguarnera Favara ultimo di tale dinastia a Giardinello, giacchè questo perdette il feudo di Giardinello in seguito ad una vendita giudiziaria eseguita dal Tribunale Civile di Palermo nel 1874 in favore del barone Vincenzo Favara.

Col Decreto Regio del 29-7-1883 regolante l’espropriazione dei beni appartenenti ai Monasteri si ebbe il passaggio della proprietà del feudo di Sagana dal Monastero di San Martino delle Scale al Demanio dello Stato e l’annessione dello stesso alla circoscrizione territoriale del Comune di Giardinello.